Racconti dagli esercizi spirituali vocazionali dei giovani.
Villa San Carlo – Costabissara, 26-28 dicembre 2018

Entrare in Villa S. Carlo è già uno stimolo al silenzio e all’ascolto. Potremmo definire queste due parole come le “chiavi” per aprire lo scrigno di ciò che sono stati gli esercizi vocazionali. Sotto la guida di Flavio si è parlato di vite “pro-vocanti”: la storia di Abramo, di Giacobbe e di Giuseppe hanno fatto da ponte tra il Signore, la sua Parola e noi; ecco che alcuni versetti della Genesi sono risuonati durante il silenzio, durante l’ascolto e la meditazione personale. Approcciarsi alla Parola in questi termini non è stato facile (forse è per questo che si chiamano esercizi, d’altro canto…), perché, come Giacobbe lotta con Dio, anche per me la preghiera è stata una lotta, una presa di coscienza di cosa sono e la consapevolezza che il Signore ci cammina a fianco, che vuole costruire assieme a noi una strada, un cammino, una Vocazione che dia senso, gioia e pienezza alla nostra vita. Stare agli esercizi ha voluto dire anche essere in grado di lasciarsi toccare senza pretendere di avere qualcosa di tangibile, un “prodotto” della nostra meditazione: lasciarsi guidare, anche solamente attraverso la semplice contemplazione, dalla Parola; proprio come Abramo ha accettato di mettersi in cammino senza conoscere esattamente la strada da seguire, fidandosi di Dio e della sua promessa. Un altro elemento che ritengo importante è stato vivere il silenzio per una giornata intera: in questo tempo dove gli stimoli esterni sono innumerevoli e la vita è frenetica, sostare per un giorno intero e prestare attenzione solo ai movimenti provocati dall’ascolto della Parola e dalla nostra relazione con essa ha rinvigorito lo spirito; ecco che torno a casa con la consapevolezza che ho camminato, sto camminando e davanti a me c’è un dono grande che posso solo accogliere con gioia: la vita.

Lorenzo
Sichem 2018/19

 

 

Ed ecco il momento è arrivato anche per gli Esercizi Vocazionali: questo è ciò che ho pensato il giorno prima mentre, taciturna, valutavo che cosa porre in valigia. Mi balenavano le domande inerenti a che cosa il Signore volesse da me e queste si connettevano e si intrecciavano ad una sensazione di inquietudine che mi spaventava e per la quale terminavo di pensare. Mi era stato detto dalla mia guida spirituale del percorso Sichem che a fine dicembre era consigliato questo ritiro, che ci sarebbe stata la possibilità di condividere la fede, arricchita dall’ascolto, dalla catechesi e dalla preghiera. Mi sono presentata il giorno dopo con molta serenità e sono seguiti tre giorni intensi in cui abbiamo ascoltato la Parola di Dio accompagnati dalle riflessioni e dalle attualizzazioni del relatore Flavio Dal Bosco; abbiamo potuto meditare in uno dei meravigliosi luoghi che Villa San Carlo offre e abbiamo condiviso con le parole e con il silenzio questo tempo di vita quotidiana. L’ultimo giorno è stato proclamato il giorno del silenzio e quell’annuncio è stato come un’infusione di leggerezza, di tranquillità. Apprezzo molto il silenzio, mi agevola lo scorrimento dei pensieri, mi permette di riflettere anche se è in grado di suscitare emozioni inaspettate e alle volte non desiderate. Questo silenzio però era stato indetto non solo per riflettere, ma soprattutto per allenarsi ad ascoltare. Ascoltare che cosa? Mi terrorizza ascoltare che cosa ha da dirmi il Signore, temo mi possa portare ad uscire troppo dagli schemi. Quel giorno più degli altri ho cercato di non concentrarmi troppo, di non fissarmi su un’idea o su un pensiero e mi sono accorta di quante persone avevo vicino. Eravamo in tanti, molte persone con età
diverse, con passati diversi, ma eravamo tutti lì, accomunati dal desiderio di affidarci a quel Bambin Gesù che da poco tempo era rinato in mezzo a noi. Mi sono accorta di quanto le persone si stavano donando, di quanto devono sentirsi amate per donarsi così gratuitamente, senza aspettative, mi domandavo quale fosse il loro tesoro e mentre osservavo i loro sguardi mi rendevo conto che non mi facevano paura, erano testimonianza di contentezza, di affetto, di letizia. In contemporanea è stata trattata la storia di Giuseppe, figlio di Giacobbe, seguita dalla domanda: “Qual è il tuo sogno e quali sono i tuoi ladri di sogni?”. Certamente anche io ho dei sogni ed ho capito che il donarsi non mi deve incutere paura, non mi deve paralizzare, non posso permettere di essere io stessa la ladra dei miei sogni. Anziché pensare ai ladri di sogni, nel silenzio, ho osservato tutti coloro che in quel momento erano per me degli stimolatori di sogni, tutte quelle persone che erano e sono strumento di Dio, provando una profonda gratitudine.

Samantha
Sichem 2018/19